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Paolo Zebolino

Ghirondista, cantante e compositore

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La musica e la Madre Terra.

Posted on July 27, 2020 at 5:05 AM

In un messaggio privato mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sul rapporto tra la musica e la "Madre Terra". È un argomento così vasto e complesso che richiederebbe molte riflessioni e tanti approcci da altrettanti punti di vista diversi, in molti dei quali sono decisamente un profano.

 

A me piacerebbe cominciare con una suggestione che traggo da Alan Moore: l’arte, il linguaggio, la coscienza e la magia sono nate nello stesso momento. Come dimostrerebbero i ritrovamenti nelle grotte del Paleolitico.

 

La musica e l’archetipo (in senso jungiano) della Madre Terra sarebbero quindi nati contemporaneamente. Ovvero, quando gli umani hanno individuato psicologicamente questi due soggetti, hanno trovato dei nomi per definirli, ne hanno fatto “arte”, rappresentazione, uso simbolico ed infine sono diventati soggetti magici, dotati (ancora oggi) di poteri oltre la nostra comprensione immediata.

 

Quando? Circa 40000 anni fa, quando i Sapiens che avevano lasciato l’Africa si spinsero nel continente europeo e si trovarono a convivere per migliaia di anni con i Neanderthal, i precedenti abitanti del continente. Secondo le ricerche del gruppo dell'univeristà di Tubinga diretto dal Nicholas Conard:

 

“in un contesto comportamentale più ampio, la musica dell’Alto Paleolitico avrebbe potuto contribuire al mantenimento di reti sociali più grandi, e quindi forse avrebbe contribuito a facilitare l'espansione demografica e territoriale degli umani moderni rispetto alle popolazioni Neanderthal culturalmente più conservatrici e demograficamente più isolate”.

 

L’ipotesi degli scienziati tedeschi è supportata da un ritrovamento archeologico, tre flauti (uno in osso e due in avorio) trovati nella grotta di Hohle Fels nel sud-ovest della Germania.

 

“La maggior parte di questi flauti provengono da contesti archeologici contenenti un’abbondanza di manufatti organici e litici, fauna cacciata e ossa bruciate. Questa evidenza suggerisce che gli abitanti dei siti hanno suonato questi strumenti musicali in diversi contesti sociali e culturali e che i flauti sono stati gettati con molte altre forme di detriti di lavoro. Nel caso dell’orizzonte archeologico Vb a Hohle Fels, la posizione del flauto osseo in un sottile orizzonte archeologico a soli 70 cm da una figurina femminile di età simile suggerisce un possibile collegamento contestuale tra questi due reperti.

I flauti di Hohle Fels, Vogelherd e Geißenklosterle dimostrano che esisteva una tradizione musicale nel repertorio culturale dell’Aurignaziano al tempo in cui gli umani moderni si stabilirono nella regione del Danubio più di 35000 anni fa”.

 

Come e perché facessero musica i nostri antenati sapiens, non lo sapremo forse mai. Una cosa però si può osservare, le prove dell’esistenza di strumenti musicali, e quindi dell’esistenza di una forma di esecuzione musicale, sono contemporanee alle prime testimonianze interpretabili come magia e sciamanesimo (la figurina femminile) risalendo entrambe al Paleolitico. Madre Terra e musica camminano insieme nelle prime manifestazioni culturali degli esseri umani.

 

Testo citato tratto da: Conard, N., Malina, M. & Münzel, S. New flutes document the earliest musical tradition in southwestern Germany. Nature 460, 737–740 (2009). https://doi.org/10.1038/nature08169

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