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Paolo Zebolino

Ghirondista, cantante e compositore

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Una ghironda per San Francesco.

Posted on September 7, 2020 at 5:30 AM Comments comments (28)

A leggerlo bene, il Canto XXV del Paradiso è una fonte incredibile di informazioni sulla musica del Medioevo. Verso la fine del canto, ai versi 88-89, l’apparizione luminosissima di San Giovanni è anticipata dall’intonazione dell’offertorio tratto dal Salmo 9. Al canto si uniscono tutte le corone di Beati danzanti:

‘Sperent in te’ di sopr’a noi s’udì;

a che rispuoser tutte le carole.

Questa è una scena simile a quelle descritte più volte dal Boccaccio (in un contesto assai profano questa volta) come, ad esempio, questa tratta dall’introduzione della I giornata del Decameron:

Dioneo preso un liuto e la Fiammetta una viuola, cominciarono soavemente una danza a sonare [...] a carolar cominciarono; e quella finita, canzoni vaghette e liete cominciarono a cantare.

Come supportato da varie fonti, la «carola» era una danza in cerchio. Con cerchio aperto, la «catena» o «tresca» poteva eseguire varie figure, intrecci, labirinti, archi ecc.

Dante, del quale non si può certo dire che fosse uno sprovveduto dal punto di vista teologico, ci descrive quindi una danza che si svolge su un testo di un salmo: una danza «sacra». Tra l’altro, l’esistenza di tali pratiche nel Medioevo cristiano è stata brillantemente sostenuta e dimostrata da Francesco Zimei.

Gli affreschi, eseguiti verso la fine del XIV secolo, da Antonio Vite nella sala capitolare della chiesa di San Francesco a Pistoia, e specialmente il trionfo celeste di San Francesco, sembrano rappresentare proprio la descrizione dantesca: gli angeli danzano, carolando, in presenza del santo mentre quattro gruppi di angeli musicisti (differenziati dai colori delle vesti) provvedono ad evocare nello spettatore non uno ma quattro contesti musicali.

Agli estremi si trovano due gruppi di «alta cappella» più festivo quello di sinistra e più celebrativo/militare quello di destra.

Al centro, sulla destra, praticamente la stesso duo «laico» (viola e liuto) descritto dal Boccaccio e, sulla sinistra, un duo più tipicamente «religioso» formato da ghironda e salterio.

Sfidando tutti i luoghi comuni, le categorie moderne e le divisioni in sacro e profano a cui siamo abituati noi moderni, il pittore medievale mette qui simbolicamente tutti i suoni, i generi e gli stili musicali sullo stesso piano di dignità. Gli uomini del Medioevo (certo non tutti), non si stupiscono poi di vedere rappresentare delle danze in Paradiso e trovano perfettamente accettabile l’idea di danzare un salmo (con accompagnamento di ghironda?).



The Great Gig in the Sky.

Posted on September 3, 2020 at 5:25 AM Comments comments (0)

Gran parte della gente conosce, almeno di nome, la stella Vega, la quinta più luminosa del cielo notturno.

Agrippa di Nettesheim, nel De occulta philosophia, la annovera tra le stelle fisse beheniane, la chiama Vultur cadens, le assegna i pianeti Mercurio e Venere, la pietra olivina e la santoreggia.

Vega si trova nella costellazione della Lira.

È affascinante pensare che, mentre noi Latini, guardando verso Vega, immaginavamo i contorni di una lira classica, i popoli germanici hanno visto per secoli una ghironda nel cielo.

Biblioteca Apostolica Vaticana

Pal. lat. 1368, fol. 051v (dettaglio)

Origine: Worms (Germania)

Data di creazione: 1426


La ghironda di Apuleio

Posted on August 31, 2020 at 3:10 AM Comments comments (0)

Un’incisione databile 1530-1560 rappresenta un episodio della storia di Cupido e Psiche narrata da Apuleio. L’incisione sarebbe del Maestro del Dado (attivo a Roma, ca. 1530–60) che riprenderebbe i disegni preparati dal fiammingo Michael Coxie (1499–1592). Il testo italiano così recita:

“Amor l'è intorno, cha nel cor ferita / Dal di per lei, che à lei credea dar pena / & oltre il suon di musico istrumento / Vn è di più uoci un grato, & belconcento”.

Il testo latino di Apuleio (Metamorfosi V, 3) descriveva appunto un concerto di più voci accompagnate dalla “cithara”. Anche la traduzione italiana di Agnolo Firenzuola (ca. 1540) riporta “citara”.

Possiamo quindi ipotizzare che, nella fase di preparazione del disegno, qualcuno abbia volgarizzato il testo per la creazione della scena spiegando al Coixe che “cithara” fosse traducibile con “lira”. Abbiamo già visto questo slittamento semantico nel caso della visione di Ildegarda di Bingen. Il termine che identificava lo strumento di Apollo e Orfeo, viene associato al nome corrente della ghironda nel Nord ed Est Europa: lier, leier, lira, lyra, лира, ecc.

Si vede quindi una scena che magari non sorprenderebbe più di tanto se parlassimo di Medioevo, ma siamo in pieno Cinquecento e qualcosa non torna. Viene raffigurato “un coro di più bellissimi e concordevoli suoni e accenti” (trad. Firenzuola). È chiaro che la composizione dell’immagine avviene a partire da fonti letterarie e possiamo quasi immaginare il processo mentale del fiammingo Michael Coxie nel comporre la scena a partire dal testo: allora cantanti, ne metto almeno quattro, cantano sul libro, va bene… e ora che strumento metto? Una cithara, cos’è? una lyra (una ghironda)? Vabbè, magari nell’antichità suonava meglio...

Questa immagine mette soprattutto in guardia su alcuni punti.

1. Contro il rischio di un lettura acritica delle fonti iconografiche che potrebbe portare uno sprovveduto ad affermare di avere la prova che nel Cinquecento si cantasse la polifonia con accompagnamento di bordoni: è da escludere infatti si tratti di una rappresentazione plausibile di una pratica musicale.

2. Analogamente alle schiere di rappresentazioni di Orfeo e Apollo che suonano “inappropriatamente” chitarre e lire da braccio nel Rinascimento italiano, ogni volta che vediamo una ghironda in un’immagine di area tedesca o fiamminga, l’artista potrebbe aver attinto da fonti scritte in cui si parlava di cithara o lyra ed aver attuato lo slittamento semantico di cui sopra. Non intendeva quindi riprodurre realisticamente una ghironda, il suo suono ed il suo contesto. Stava solo traducendo.

3. L’artista che deve rappresentare una ghironda e situarla in epoca classica tenderà a re- immaginarne la forma per renderla più “greca” e meno quotidiana.

Una domanda.

Quando guardiamo la ghironda in opere come l’Inferno musicale di Bosch, dobbiamo pensare ghironda (rappresentazione realistica) o lira (fonte letteraria)?


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Divina ghironda

Posted on August 12, 2020 at 5:30 AM Comments comments (1)

L’undicesima visione del terzo libro del “Liber Scivias” di Ildegarda di Bingen, terminato nel 1151, descrive gli ultimi giorni e la caduta dell’anticristo. Ad un certo punto viene descritto un giovane (Gesù;) con uno strumento sulle ginocchia. Nel testo latino si usa il termine “lira”.

 

Il miniatore che, tra il 1200 e il 1220 circa ha lavorato sul codice (Cod. Sal. X, 16) conservato nella biblioteca dell’Università di Heidelberg ha rappresentato la “lira” (f. 177r) come una ghironda (nella forma di “organistrum” suonato da una sola persona) che simboleggia “i canti gioiosi di coloro che soffriranno terribili tormenti nella persecuzione che il figlio dell’iniquità infliggerà agli eletti” (f. 187r).

 

Questo ci autorizza a pensare che quell'immagine avesse potuto evocare nel lettore i “gioiosi canti” di cui sopra ovvero che lo strumento servisse nella quotidianità anche per accompagnare il canto dei monaci e quindi non fosse solo relegato al ruolo di strumento didattico.

 

Qualche secolo più tardi, l’evocazione del suono della ghironda suggerita dalle immagini cambierà completamente.

 

Anche se nascosto dalle sembianze del “giovane” questa è la sola rappresentazione di Gesù che suona uno strumento che io conosca, e suona la ghironda!



Talento, intelligenza e musicisti

Posted on August 10, 2020 at 4:35 AM Comments comments (0)

Secondo Carol Dweck, ricercatrice presso la Stanford University, ci sono due tipi di mentalità: una mentalità fissa e una mentalità di crescita.

In una mentalità fissa, le persone credono che le loro qualità siano tratti fissi e quindi non possano cambiare. Queste persone cercano di mostrare la loro intelligenza e i loro talenti piuttosto che lavorare per svilupparli e migliorarli. Credono anche che il talento da solo porti al successo e che lo sforzo non sia richiesto.

In alternativa, in una mentalità di crescita, le persone hanno la convinzione di fondo che il loro apprendimento e la loro intelligenza possano crescere con il tempo e l’esperienza. Quando le persone credono di poter diventare più intelligenti, si rendono conto che il loro impegno ha un effetto sul loro successo, quindi dedicano tempo extra, portando a risultati migliori.

C’è un bel diagramma che applica questo schema alla percezione del talento musicale e che mette in guardia. Quando si pensa che il talento sia innato e non si possa sviluppare, se non ci si mette in gioco, se non si accettano le critiche, se prevale l’invidia, ecc. forse bisognerebbe fare uno sforzo e passare dall’altra parte (e operare per diventare più intelligenti).



Risonanze

Posted on July 30, 2020 at 4:05 AM Comments comments (0)

Secondo lo studio condotto nel 1976 dall’aviazione militare americana Mechanical Resonant Frequency of the Human Eye ‘In Vivo’ (che ovviamente non aveva intenti di ricerca pacifici) in presenza di una frequenza di circa 18 Hz, il globo oculare umano entrerebbe in risonanza.

Il fenomeno è stato brillantemente studiato da Vic Tandy nel suo articolo The Ghost in the Machine del 1998. In questo studio si giunge alla conclusione che stati di ansia e apparizioni di fantasmi possano essere generati dalle basse frequenze emesse da motori meccanici.

Normalmente gli esseri umani sono incapaci di percepire suoni al di sotto dei 20 Hz quindi questi suoni sono giustamente percepiti dal nostro corpo (non dall’orecchio) come non-umani. 18 Hz corrisponde circa ad un re un po’ calante nel nostro temperamento moderno, due ottave sotto il re grave cantato da una voce di basso. Sarà interessante notare che il ruggito della tigre si aggira appunto sui 18 Hz (per cui noi udiamo solo gli armonici superiori mentre i nostri occhi risuonano di terrore).

Gli studi su questo tema si sono moltiplicato recentemente sino a creare delle mappe di risonanza del corpo umano: versione moderna dell’uomo vitruviano.

Esiste anche un movimento abbastanza recente che si batte contro l’inquinamento prodotto dagli infrasuoni correlando gli studi sugli effetti delle basse frequenze sul corpo umano con le emissioni sonore delle turbine eoliche.

Si può notare che il petto risuona a frequenze udibili (50-100 Hz) e questo spiega anche il perché certi bassi generati da potenti sub-woofer siano percepiti (con fastidio) come una pressione proprio nella regione del petto.

La domanda interessante è se esistano altre parti del corpo che risuonano a frequenze udibili (20-20K Hz) e nel caso, in che modo i fenomeni acustici abbiano influenzato la parte estetico-culturale della musica.



Mercurio

Posted on July 29, 2020 at 3:20 AM Comments comments (0)

Mercurio: (Hermes) uno dei dodici dei dell’olimpo, dio dei ladri e dei commercianti, messaggero degli dei e psicopompo (colui che accompagna le anime dei morti nell'oltretomba), non è un dio particolarmente associato alla musica ma ha inventato la lira che regalò ad Apollo;

Secondo l’interpretatio romana, Mercurio fu associato al dio germanico Wotan che Tacito identifica come il dio principale dei popoli germanici. La caratteristica principale di entrambi, che forse sfugge ai moderni, era quella di traghettare le anime dei morti nell’aldilà, ovvero di essere gli spiriti guida nelle forme residue di sciamanesimo europeo;

Mercurio: il pianeta dal rapido movimento, il più interno del sistema solare e il più vicino al Sole;

Mercurio: in astrologia, indica l’intelligenza, l’astuzia, l’apprendimento, lo spirito critico, l’agilità e la lucidità mentale;

Mercurio: per gli alchimisti, uno degli elementi primordiali che costituiscono la materia;

Mercurio: elemento chimico con simbolo Hg e numero atomico 80;

Mercurio tre volte grande (Ermete Trismegisto, dal greco antico Ἑρμῆς ὁ Τρισμέγιστος, in latino Mercurius ter Maximus) è un personaggio leggendario di età pre-classica, venerato come maestro di sapienza e tradizionalmente ritenuto l'autore del Corpus Hermeticum. A lui è attribuita la fondazione della corrente filosofica nota come ermetismo.

La Tradizione assegna a “Mercurio” il modo ipofrigio (deuterus plagalis) o modo di Mi/la, un modo che, nel gregoriano, ha una corda di recita su una quarta (invece che la più comune quinta) e una quinta che può essere diminuita (Sib), un modo sfuggente ed instabile.

La musica come scienza sperimentale

Posted on July 28, 2020 at 6:05 PM Comments comments (0)

Intorno al 530 a.C., Pitagora di Samo fondò a Crotone la sua scuola. Quasi sicuramente Pitagora non lasciò nulla di scritto ma il suo nome resterà per sempre nella storia della musica a causa di una scoperta che segna la nascita comune di due discipline: la scienza acustica e la teoria musicale occidentale.

 

Secondo la tradizione, Pitagora scoprì che percuotendo un’anfora piena d’acqua a cui via via ne andava aggiungendo dell’altra, si generava la stessa nota ma più acuta. Una variante dell’aneddoto è tramandata da Giamblico di Calcide (III sec. d.C.): l’intuizione di Pitagora sarebbe merito di un fabbro crotonese che martellava il ferro con mazze di diversa grandezza. Tra i rumori così emessi, alcuni risultavano più gradevoli di altri. Pitagora li chiamò suoni consonanti e scoprì che erano dovuti a martelli i cui pesi stavano in precisi rapporti. Al di là dell’aneddoto, i pitagorici notarono appunto che, facendo vibrare due corde sottoposte alla stessa tensione ma di diversa lunghezza (rispettivamente 1:2, 2:3 e 3:4 della prima), si ottenevano suoni che all'orecchio risultavano particolarmente piacevoli (consonanti, appunto).

 

Oggi sappiamo che la scoperta di Pitagora è da mettere in relazione con un fenomeno acustico ovvero la serie degli armonici naturali. Infatti, un suono prodotto da un corpo vibrante non è mai puro (ovvero senza multipli in frequenza della nota di base) ma è costituito da più suoni, che si differenziano fra loro in intensità (volume) e frequenza (tono, alto o basso). Al suono fondamentale, quindi, se ne aggiungono altri: questi sono gli armonici, che hanno una importanza fondamentale sia nella determinazione del timbro di uno strumento che nella determinazione degli intervalli musicali.

 

Se una corda di lunghezza L emette un Do (primo armonico), la stessa corda vibra (con meno intensità;) anche:

- a frequenza doppia (pari alla lunghezza L/2, secondo armonico), emettendo un Do all'ottava superiore;

- a frequenza tripla (pari alla lunghezza L/3, terzo armonico), emettendo un Sol;

- e così via sino ad intensità gradualmente inaudibili.

 

Questa scoperta rappresentava però qualcosa di prezioso per i pitagorici: la prova che vi fosse un ordine occulto dietro all'apparente caos. La chiave di lettura dell’universo era rivelata dai rapporti matematici presenti nella musica e simboleggiata dalla tetraktys, il sacro triangolo.

 

1:2 è il rapporto di ottava (Do-Do)

2:3 rappresenta l’intervallo di quinta (Do-Sol)

3:4 rappresenta l’intervallo di quarta (Do-Fa)

 

L’eredità dei pitagorici sarà la causa dell’inserimento della musica tra le arti del quadrivio in epoca medievale.

 

È interessante notare che, a differenza della disciplina sorella l’astronomia, la musica di origine pitagorica, essendo alla propria origine basata su un metodo sperimentale, non ha subito alcuna rivoluzione copernicana.

Ai giorni nostri abbiamo, i mezzi per spiegare che due note suonano consonanti a causa dei suoni armonici in comune e siamo in grado di misurare le frequenze musicali in Hertz. Tuttavia il rapporto di ottava tra due note è sempre di 1:2.

 

Incisione: Franchino Gafurio, Theoria musice (1492).

Tetraktys.



La musica e la Madre Terra.

Posted on July 27, 2020 at 5:05 AM Comments comments (0)

In un messaggio privato mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sul rapporto tra la musica e la "Madre Terra". È un argomento così vasto e complesso che richiederebbe molte riflessioni e tanti approcci da altrettanti punti di vista diversi, in molti dei quali sono decisamente un profano.

 

A me piacerebbe cominciare con una suggestione che traggo da Alan Moore: l’arte, il linguaggio, la coscienza e la magia sono nate nello stesso momento. Come dimostrerebbero i ritrovamenti nelle grotte del Paleolitico.

 

La musica e l’archetipo (in senso jungiano) della Madre Terra sarebbero quindi nati contemporaneamente. Ovvero, quando gli umani hanno individuato psicologicamente questi due soggetti, hanno trovato dei nomi per definirli, ne hanno fatto “arte”, rappresentazione, uso simbolico ed infine sono diventati soggetti magici, dotati (ancora oggi) di poteri oltre la nostra comprensione immediata.

 

Quando? Circa 40000 anni fa, quando i Sapiens che avevano lasciato l’Africa si spinsero nel continente europeo e si trovarono a convivere per migliaia di anni con i Neanderthal, i precedenti abitanti del continente. Secondo le ricerche del gruppo dell'univeristà di Tubinga diretto dal Nicholas Conard:

 

“in un contesto comportamentale più ampio, la musica dell’Alto Paleolitico avrebbe potuto contribuire al mantenimento di reti sociali più grandi, e quindi forse avrebbe contribuito a facilitare l'espansione demografica e territoriale degli umani moderni rispetto alle popolazioni Neanderthal culturalmente più conservatrici e demograficamente più isolate”.

 

L’ipotesi degli scienziati tedeschi è supportata da un ritrovamento archeologico, tre flauti (uno in osso e due in avorio) trovati nella grotta di Hohle Fels nel sud-ovest della Germania.

 

“La maggior parte di questi flauti provengono da contesti archeologici contenenti un’abbondanza di manufatti organici e litici, fauna cacciata e ossa bruciate. Questa evidenza suggerisce che gli abitanti dei siti hanno suonato questi strumenti musicali in diversi contesti sociali e culturali e che i flauti sono stati gettati con molte altre forme di detriti di lavoro. Nel caso dell’orizzonte archeologico Vb a Hohle Fels, la posizione del flauto osseo in un sottile orizzonte archeologico a soli 70 cm da una figurina femminile di età simile suggerisce un possibile collegamento contestuale tra questi due reperti.

I flauti di Hohle Fels, Vogelherd e Geißenklosterle dimostrano che esisteva una tradizione musicale nel repertorio culturale dell’Aurignaziano al tempo in cui gli umani moderni si stabilirono nella regione del Danubio più di 35000 anni fa”.

 

Come e perché facessero musica i nostri antenati sapiens, non lo sapremo forse mai. Una cosa però si può osservare, le prove dell’esistenza di strumenti musicali, e quindi dell’esistenza di una forma di esecuzione musicale, sono contemporanee alle prime testimonianze interpretabili come magia e sciamanesimo (la figurina femminile) risalendo entrambe al Paleolitico. Madre Terra e musica camminano insieme nelle prime manifestazioni culturali degli esseri umani.

 

Testo citato tratto da: Conard, N., Malina, M. & Münzel, S. New flutes document the earliest musical tradition in southwestern Germany. Nature 460, 737–740 (2009). https://doi.org/10.1038/nature08169

Musica diegetica ed extradiegetica.

Posted on July 24, 2020 at 5:30 AM Comments comments (511)

Stavo guardando un episodio di una serie ambientata nella New York del XIX secolo. Funzione in una chiesa cattolica, musica d’organo: Fuga in sol minore BWV 578 di J. S. Bach.

Il mio cervello si allerta neanche avesse visto un orologio in Ben Hur: ma cosa ci fa una fuga scritta da un protestante, in un contesto liturgico, prima dell'ecumenismo promosso dal Vaticano II poi?

 

Un paio di definizioni.

 

Con musica diegetica si intende quella musica che proviene da una fonte sonora presente e ben identificabile all'interno di una scena.

Per musica extradiegetica si intende quella musica che serve da discorso, da commento, da amplificazione drammatica e la cui fonte non proviene dall'interno della scena ed è quindi da considerarsi come musica esterna di accompagnamento.

 

Extradiagetica è ogni colonna sonora, che quindi gode di totale libertà, es.: Sofia Coppola usa i Cure in Marie Antoinette, Morricone le chitarre elettriche nel West e va benissimo così.

 

Diagetica è la musica che dovrebbe provenire dall'azione scenica e qui, quando il film è ambientato in un’epoca passata, si assiste solitamente al massacro culturale. Io ho smesso di contare i liuti rinascimentali e canzoni popolari del XIX secolo nei film di ambientazione medievale.

 

Il punto è che ci vuole veramente poco a documentarsi. Se il tuo lavoro è quello di scegliere le musiche adatte, e non lo sai fare, stai rubando il lavoro a qualcuno.

 

The Story of Robin Hood and his Merrie Men (1952)




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